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Nota Sulle Troadi

La voce millenaria delle donne di Troia giunge, ai giorni d’oggi, con un urlo disumano: sussurrano e gridano, straziate, chiedono di essere ascoltate. Ecuba, Cassandra e Andromaca non vogliono lasciare la terra dei padri, la stessa terra in cui si è consumata la guerra che le ha private dei loro sposi, figli e fratelli. I loro lamenti scuotono i nostri cuori: donne prigioniere di una condizione che le rende incapaci di scegliere, donne il cui destino sembra compromesso fin dalla nascita.

Dai fatti di Troia a un’ininterrotta catena di sofferenza e di orrori fino a un passato più recente: gli stupri bellici avvenuti nella exJugoslavia negli anni ’90, una pulizia etnica che portò alla violazione di troppe donne e bambine, di ogni credo e razza, spesso di fronte alle loro famiglie;le donne dell’Est, protagoniste di quotidiana violenzadi forzata emigrazione e ora, come in Ucraina, tormentate dalla guerra; e i rapimenti in Nigeria, dove le ragazze rapitehanno perso non soltanto la libertà, ma anche il nome ed il diritto di essere ricordate, sulla cui sparizione è mistero da troppo tempo, alle migliaia di profughi dei viaggi della speranza: vittime di una gogna immeritata, ree soltanto di essere diverse, parte di quell’altro di cui da sempre l’uomo è diffidente e indifferente.

Sulla scia delle teorie di Chabod si compie, con la guerra di Troia, il primo passo verso la nascita dell’Europa: l’uomo greco ha appena preso coscienza, che si fa abuso, della propria diversità rispetto agli abitanti di Troia, non si sente asiatico e comprende l’enorme differenza culturale che lo separa da quelli che chiama barbari.Al termine del conflitto, Ecuba scontò la penaper essere moglie di Priamo, Andromaca per essere sposa di Ettore: sulle donne sono sempre ricadute le colpe del regime patriarcale, piegate in schiavitù per il solo fatto di non essere greche. Nulla hanno potuto le suppliche dell’anziana Ecuba, né i lamenti dell’inconsolabile Andromaca.

Si è scelto di dar voce con il canto nella lingua antica perché le vittime cui il grande poeta tragico allude possano continuare a essere metafora di un’universale catena di sofferenza, perpetuatasi fino ai nostri giorni. Ciò che si è voluto rappresentare è un rituale di palingenesi, un auspicio alla rinascita e al sovvertimento dell’ordine attuale: attraverso un adattamento del testo volto ad evidenziare i passi principali, le Troiane mostrano un sorprendente lato contemporaneo; le musiche originali ed i cori in greco trasportano lo spettacolo in una dimensione sospesa tra antico e moderno, tra lutto e desiderio di rivalsa. “Sussurri e grida alle porte d’Europa” si propone una riflessione sulle radicigreche del nostro Continente, con la speranza di alimentare un dialogo culturale che abbatta pregiudizi e incomprensioni; il teatro è il “luogo del possibile”, ma l’auspicio è di trasmettere un messaggio di pace e accettazione reciproca che sia reale e immediato.

Di Virginia Steffanini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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